giu 19
caffetteria
caffetteria
Quale luogo migliore di una libreria per assaporare lentamente un bicchiere di vino? Quale momento migliore per bere un tè se non quello in cui, per
rallentare e disintossicarsi dal ritmo frenetico di lavoro, si sfogliano con gusto le pagine di un libro?
Leggere e assaporare sembrano solo apparentemente due azioni completamente diverse, ma in realtà hanno in comune il fatto di essere due atti di ri-sensibilizzazione vitale e materiale contro il frenetico “macchinismo contemporaneo” dei consumi che spinge l’individuo a ingurgitare passivamente o a lasciarsi bombardare, altrettanto passivamente, dall’unico tipo di linguaggio che sembra rimanergli al di fuori del tempo di lavoro: quello televisivo e/o quello pubblicitario.
Ogni volta che beviamo o mangiamo ci dimentichiamo dell’abissale distanza che molto spesso ci divide dal luogo e dai saperi della produzione di ciò che stiamo consumando. La catena distributiva da un lato accumula profitto, dall’altro crea e/o distrugge gusti. E’ allora il caso di domandarsi: quali sensorialità inibisce la catena produttivo-distributiva di tipo industriale? Quali saperi cancella?
Urge allora uscire di casa. Condividere le esperienze. Sia quelle sensoriali, sia quelle intellettuali. Urge ristabilire contatti, scendere dalle nuvole e accorgersi che l’atto quotidiano del “consumare” ha assunto caratteri pericolosi di individualismo e passività.
Il nostro spazio-caffè, ispirandosi ai principi del progetto Terra e Libertà/Critical Wine (www.criticalwine.org), prova ad accorciare la distanza fra consumatore e produttore organizzando eventi di degustazione di vini, oli e formaggi con l’aiuto degli stessi produttori.
La carta dei vini è stata costruita seguendo (oltre ai gusti personali) i criteri del prezzo sorgente, dell’autocertificazione e del biologico.
Ovunque è stato possibile abbiamo scelto i nostri prodotti dal mercato equosolidale ed evitando le cosiddette “marche incriminate” dal consumo critico.
Il primo atto di sensibilità planetaria/ribelle è interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita. Un rapporto che rischia, come tante altre cose della nostra esistenza, di scivolare nel laboratorio di marketing dell’industria agroalimentare contemporanea la quale cerca di surrogare la distruzione metodica, progressiva, scientifica dei sapori della vita presentando i suoi prodotti incommestibili innaffiati col pepe rancido di saperi totalmente inventati o reinventati
(da “Terra e Libertà/Critical Wine Manifesto”).
