Libreriacafè LaCité

Alcune note storiche sui caffè..!

"Noi ci sentiamo allegramente a casa (...) in catacombe imbellettate e in caffè chiaroscuri, in locali notturni sottocutanei (...), in caffè concerto sindacali".[G. Moore, 1916]

Prima ancora di trasformarsi in circolo letterario, (...) è il caffè in quanto locale e ritrovo pubblico ad essere il vero domicilio fitto di gente (...)

"La nostra patria erano i caffè. I caffè a quel tempo avevano ancora una funzione che poi è andata perduta. Erano agenzie di cambio dei pensieri e dei progetti, dello scambio intellettuale (..)". [Max Krell]

da La Berlino dell'Espressionismo, Editori Riuniti, 2001

 

ARABORG, LA CITTA' DISTRATTA: In una città in cui uscire di casa significa spesso traffico, vetrine e locali frenetici questo piccolo approdo temporaneo vuole rispondere alla necessità di uno spazio di socialità e dif-fusione dei saperi. La Libreriacafé vuole differenziarsi dalla libreria-supermarket in cui entrare-selezionare-uscire e si propone come luogo di ricerca e dibattito, e anche di semplice lettura e siesta.

      Uso gratuito di tecnologie informatiche, zona bar, musica, presentazioni di libri cd e video, conferenze e seminari, reading, arti sceniche e proiezioni, un'offerta libraria selezionata e di qualità. ... Libreria quindi, ma anche luogo di socializzazione, di riappropriazione del tempo, di progettazione ed espressione culturale per attività associative autogestite. >>>> Una base per l’incrocio di progettualità che si esprimono e si confrontano, dove possano emergere esperienze che abitano oltre, che traboccano e sorpassano i confini visibili e invisibili di una città nuova <<<<

"LE CITTA E IL DESIDERIO" RACCONTO SULLA CITTA DI ARABORG Proseguendo a sud, valicato il passo, entrando nell'inconfondibile territorio della città conca, il viaggiatore che non avesse fretta può sostare qualche ora per cercare la città di Araborg. Non che questa sia difficile a trovarsi; incurante della tirchieria che contraddistingue il territorio della grande conca, incurante di tanta gelosia di se stessi, si mostra a tutti, sfacciata: basta camminare per strada per trovarsela davanti, coi sui corrimano brillanti di ferro, il lastricato di specchi e tappeti, la strada fra i melograni - passaggio per l'altra araborg - le tubature blu cobalto che si riflettono nei motivi disegnati regolari sulle mura. Araborg è una città che ha mura millenarie e grandi porte in vetro; al solo passarle a fianco si può scorgere la vita che anima le sue raccolte piazze: archi, volte, svolte, scale e mille piani sono la cornice di questa città, conosciuta nel mondo per la bizzarria della civiltà che l'ha forgiata - detta da molti arabyc-cyborg - ma ben più amata per i fragranti aromi dei suoi vini e i preziosissimi libri. Al suo interno le forme dei caldi salotti mediorientali si mescolano con escrescenze di una natura primordiale, circondate da un fiorire di ributti che impone una metamorfosi delle abitudini, parto di un nuovo incontro fra civiltà: il metallo si mescola col legno, la carta col vetro, le lettere col vino, la sabbia col cielo. Pur essendo questa città così piccola nei suoi limpidi vicoli si incontra ogni genere di passante; i suoi abitanti sono esseri completamente autoderminantesi: nel nome, nell'aspetto, nelle relazioni. Per lo più esseri nomadi, felici nel divenire: come volpi temerarie, trascorrono le loro vite nel territorio conca - ma in molti se ne allontanano ogni giorno di qualche miglio in più - e vivono Araborg come una tana al sole. Attardandosi sulla soglia e fumando tabacchi fino al colore della sera li ho sentititi parlare spesso della città distratta; non è dato sapere al viaggiatore se si riferiscano alla loro città o a quella che gli si dispiega intorno. Araborg è certamente una città distratta, o forse per come appare a prima vista una città dove è possibile distrarsi, rimanendo poi per ore appollaiati fra le lettere, al suono di popolari strumenti o di una radio amica, attorno ai tavolacci in legno d'ebano e noce, dove le partite finiscono assieme agli ultimi spiccioli per riempire le coppe e brindare al vecchio re kol; è questa la città di Araborg, che offre ai suoi abitanti piu di una distrazione. Ma nelle tane che sbucano ai lati dei marciapiedi è possibile sentire i giovani parlare dell'altra città distratta, quella che circonda Araborg, mescolandone i confini e sfumandone l'orizzonte; riempiendo il cielo con la sua ombra color avorio sporco. Eppure anche in quel territorio volutamente ostile è possibile al viaggiatore attento scorgere l'esistenza costante, e forse celata, di presenze di relazione, isole di sensibilità protette da ninfe e naiadi, territori cresciuti nella contaminazione, fertili nel tempo. é questa la struttura scomposta e sfilacciata, retta da grossi nodi in corda di canapa, che tiene coi suoi intangibili fili Araborg ancorata al suolo: soltanto per questi fili non prende il volo a ogni respiro del cielo. Ma chè chè ne dicano i suoi abitanti, con la loro puzza sotto il naso, le loro insicurezze, il sogno di levare l'ancora e salpare, Araborg non potrebbe esistere in nessun altro luogo che in quello in cui è: la sua bellezza, la sua fama, le sue storie intense sono soltanto frutti magmatici di quei fili; è nell'incontro con l'esterno che Araborg ricostruisce se stessa ogni giorno, città amata, città odiata, città distratta e riconoscente. LIBERAMENTE ISPIRATO A ITALO CALVINO, "LE CITTA INVISIBILI"



SPEM Cooperativa P.I.: 05670280485

Architettato da Francesco Baldini
Grafica Paolo Contaldo
Many thanks to SimFlorence


Powered by Drupal and K2